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Road to Taghia: Luca Danieli scala le montagne dell'Atlante in Marocco

Road to Taghia: diario di bordo di un viaggio ai piedi dell’Atlante

di Luca Danieli

Giorno 1

Sono anni che con Ste (Stefano Vergani) vorremmo andare a scalare in Marocco, per la precisione a Taghia, nell’Alto Atlante. I racconti degli amici che già sono stati ci fanno sognare pareti di calcare rosso perfetto, a gocce e reglettes, il tipo di arrampicata che preferiamo.

Valutiamo quindi di tirare su un piccolo team di 4 persone, rigorosamente amici che oltre a scalare siano pronti a divertirsi senza prendere il tutto troppo seriamente, alla fine questi giorni saranno pur sempre anche le nostre ferie.

Detto fatto, arruoliamo Cali (Stefano Caligiore) e l’Americano (Daniele Bartesaghi), entrambi ottimi arrampicatori e soprattutto buoni amici.

A disposizione abbiamo poco più di una settimana, nella quale vorremmo anche ritagliarci un paio di giorni per visitare Marrakech, una città tanto affascinante per certi versi quanto opposta al nostro modo di essere.

Partiamo quindi al mattino presto da Malpensa domenica 20 settembre, fortuna vuole che in quel giorno in Marocco hanno tirato indietro l’ora facendoci guadagnare quindi 2 ore di luce rispetto all’Italia, il che è buona cosa essendo che il viaggio Marrakech-Taghia è di circa 5/6 ore di taxi, tappe permettendo.

Ad accompagnarci c’è Mohamed, una guida di montagna locale, nonché componente della famiglia che ci ospiterà nella Gîté (alloggio di Taghia per climber e trekker) per questi giorni di scalata.
La strada è lunga, attraversiamo diversi paesi e lande desolate, facciamo una tappa cibo e Mohamed ne approfitta per comprare alcune scorte da portare a casa.

Approdiamo nel pomeriggio a Zaouiat Ahansal, piccolo paese che precede le montagne, qui dobbiamo fare cambio mezzo, il taxi non riesce a portarci fino a Taghia sulla strada dissestata che corre lungo il fiume. A piedi sarebbe circa un’ora e mezza, con i carichi pesanti non sarebbe di certo una passeggiata rilassante. Ci accompagnerà quindi un ometto del villaggio, caricandoci nel retro del suo pick-up insieme ai sacconi e a tutto il nostro materiale. Per fortuna che non siamo andati a piedi, esattamente dopo 5 minuti inizia a piovere e fino a Taghia saremo in balia dell’acqua nel cassone.

L’avventura ci ha accolti a braccia aperte, lavati come pulcini ma decisamente felici!
Dopo una doccia e sistemati i materiali è ormai sera. Said, fratello di Mohamed che gestisce la gîté, ci accoglie con una bella cena a base di zuppa (ahimè, la zuppa ci accompagnerà tutte le sere) e tajine, uno dei piatti tipici del Marocco.

Ore 9 siamo già in branda, la sveglia del giorno seguente è fissata presto, c’è ancora qualche possibilità di temporale e non vogliamo rischiare di restarci in mezzo.

Road to Taghia: Luca Daniele scala le montagne dell'Atlante in Marocco

Giorno 2

L’idea per il primo giorno di scalata è una via classica qui a Taghia, “Au nom de la reforme” sul bel pilastro sud del Taoujad (2410 mt), che si raggiunge risalendo il grande canale che lo divide dall’Oujad, montagna simbolo del posto. Purtroppo non abbiamo fatto i conti con gli altri scalatori in zona e una volta raggiunto l’attacco ci troviamo “in coda”.

Il tempo, per altro, non promette nulla di buono quindi dopo un confronto decidiamo di cambiare meta, non siamo certo venuti fin qui per fare la fila. Quindi dietrofront e giù dal canale, direzione Paroi de Sources per la via “La Reve d’ Aicha”. La via non è difficile, ma la roccia ci rivela subito quanto possa essere bella in questo posto.

Galvanizzati, in breve siamo in cima, le nuvole si sono addensate e optiamo per una veloce discesa in doppia, dove all’ultima calata, appena tocchiamo terra inizia un violento temporale che ci accompagnerà per tutta la serata, lasciandoci una finestra di tregua giusto per tornare al nostro alloggio senza inzupparci nuovamente.

Scopriremo così che iniziando a scalare presto al mattino e finendo nel primo pomeriggio, i tempi per tirare sera possono essere moooolto lunghi, fortuna che nei prossimi giorni il tempo dovrebbe essere stabile e soleggiato.

Road to Taghia: Luca Danieli tra le montagne dell'Atlante in Marocco

Giorno 3

Non ci piace lasciare conti in sospeso, quindi torniamo al Taoujad, con l’obiettivo del giorno precedente. Oggi abbiamo invitato anche Said, che entusiasta ha accettato di scalare con noi rivelandosi anche un buon arrampicatore. Anticipiamo la partenza, convinti di fregare le altre cordate con lo stesso obiettivo, ma una volta all’attacco troviamo nuovamente gente, una cordata di tre ragazzi local che paiono sapere il fatto loro. Decidiamo quindi di seguire, tanto oggi non dovrebbe piovere e abbiamo tutta la giornata davanti.

Se ieri la roccia ci era parsa bella, oggi è semplicemente strepitosa, la via è un susseguirsi di tiri uno più bello dell’altro, anche i tiri “facili” sono tutti da scalare. Arriviamo in cima che non sono nemmeno le 13, non abbiamo voglia di passare un altro pomeriggio al “cazzeggio” alla gîté, proponiamo quindi a Said di accompagnarci in una discesa alternativa, un giro molto più lungo che risale alla forcella dell’Oujad per poi scendere sul lato opposto, permettendoci di vedere scorci spettacolari e di affrontare i famosi “passage berber”.

Durante la discesa ci fermiamo ad un bivacco dei pastori, dove beviamo té alla menta, un’altra specialità marocchina, accompagnato da pane e sardine. È incredibile l’ospitalità della gente qui: Said a nostra insaputa si era portato nello zaino il cibo da condividere.

Rientriamo alla gîté che ormai il sole sta calando, classica doccia e siamo pronti per gustare un’ottima cena. Penso di non aver mai mangiato tante verdure come in questo luogo, qui la vita è ancora legata alle coltivazioni e alla pastorizia, un modo di vivere semplice, ma che ci da l’illusione di tornare indietro nel tempo.

Giorno 4

Per oggi i piani sarebbero stati altri, l’idea era di salire la via Baraka sull’Oujiad, ma il sole è tremendamente caldo e rende insopportabile scalare al di fuori dell’ombra.
Optiamo quindi per la parete del L’Akka N’tafrawt, situata nel canyon di Timrazine, esattamente di fronte alla parete nord del Taoujad, dove corre la famosa e bellissima via “Le Rivieres Pourpres”.

L’accesso al canyon si rivela avventuroso quanto basta per iniziare la giornata, stare all’ombra è piacevole anche se fa quasi freddo. La via si chiama “l’Allumeur de reves berberes”, una delle tante creazioni del francese Piola su queste montagne. Sulla carta la via non dovrebbe darci problemi, anche se in realtà si rivela essere una scalata molto bella su roccia compattissima ma da non prendere sotto gamba, complice qualche passaggio da affrontare slegati in certi punti.

Arriviamo agli ultimi due tiri con il sole, fa davvero caldo e riconfermiamo l’impossibilità di arrampicare sotto il sole diretto.

Per la discesa optiamo per quella a piedi, anche se più lunga e sotto il sole, ma ci eviterà il rischio di incastro di corde e ci offrirà una prospettiva diversa di Taghia, che da qui appare ancora più bella nella sua semplicità, con il terreno color rosso porpora e i verdi campi intorno.

Road to Taghia: cordata di Luca Danieli con amici tra le montagne dell'Atlante

Giorno 5

Rest-day, oggi optiamo per una giornata di riposo dalla scalata, dormiamo fino alle 9 del mattino, colazione con molta calma, laviamo i nostri vestiti e passiamo il resto della giornata leggendo e chiacchierando, valutando cosa fare nei prossimi giorni. La sera la passiamo con Mohamed scambiandoci opinioni e visioni su un mondo che da qui, in questo luogo isolato, appare così lontano ma basta aprire un social o leggere un giornale per tornare a far paura.
Mondi e vite opposte, ma una visione comune.

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Giorno 6

Ultimo giorno a Taghia e ultima via della vacanza, abbiamo infatti deciso che sabato rientreremo a Marrakech per tenerci la domenica libera per poter visitare la città, considerando che non torneremo a breve in Marocco. Come i giorni precedenti il sole cocente ci limita un po’ nella scelta, optiamo dunque per partire presto e tornare alla Paroi de Sources per percorrere un’altra via a firma Piola “Classe montagne epinal”, un’altra gemma di media difficoltà che ci fa godere ancora una volta della bellezza di questo posto e del suo calcare rosso. L’idea era poi di salire un’ altra via una volta tornati a terra, ma il caldo rende l’opzione impossibile, portandoci invece a fare un bagno rigenerante nel fiume che si forma dalle sorgenti naturali dell’Oujad.

Alla sera, tra una partita di carte e l’altra, si percepisce un po’ di tristezza in vista della partenza dell’indomani, d’altronde la vita qui è tanto semplice quanto bella: alzarsi, andare a scalare, tornare a casa e rilassarsi con del buon té fino al momento della cena dove la madre di Said ci prepara sempre dei piatti speciali. Addirittura una sera ci ha fatto la pizza berbera.

Taghia è sicuramente un posto dove tornare nei prossimi anni, ora che abbiamo saggiato la bellezza della roccia e dell’arrampicata qui, la voglia di mettersi alla prova su pareti e vie più difficili è tanta, ma magari in un periodo meno caldo.

Road to Taghia: cena tipica marocchina

Giorno 7

Salutiamo Said e la sua famiglia, pronti a farci scarrozzare nuovamente al paese di Zaouiat Ahansal per prendere il taxi che ci riporterà a Marrakech. Il viaggio è piuttosto lungo e noioso, il caldo di certo non aiuta e optiamo per non fermarci a mangiare al grido di “prima arriviamo prima finisce!”.

Arriviamo in città e praticamente ci sentiamo teletrasportati in un mondo parallelo, diametralmente opposto alla vita che abbiamo condotto fino a questa mattina. Per descrivere il posto l’unica parola che mi viene in mente è “caos”: non ho la minima idea di come la gente possa vivere qui senza rischiare di essere investita ogni mezzo minuto!

Devo ammettere che ha però il suo fascino: i colori, gli odori e la gente creano un mix variopinto estremamente interessante. Passiamo la serata vagando per le stradine della Medina cercando un posto dove mangiare e soprattutto dove poter finalmente bere una bella birra fresca!

Giorno 8

Dopo un’ottima colazione partiamo alla volta dell’esplorazione, senza una meta precisa percorreremo più di 10 km tra le stradine di Marrakech, combattendo con il rischio di essere investiti dai motorini che sfrecciano in mezzo alle bancarelle e discutendo con i venditori locali per ottenere il massimo dello sconto su qualsiasi tipo di acquisto. Gli arabi d’altronde sono famosi per la loro attitudine al commercio e alle trattative.
La pace di Taghia è ormai un vago ricordo, sicuramente qui si hanno un sacco di cose da fare e non esistono tempi morti, ma continuo a pensare che in città come questa non potrei sopravvivere più di due o tre giorni!
La serata la passiamo in locali “più europei” dove ci sentiamo un po’ a casa tra la movida e qualche bicchiere di vino.

Giorno 9

Oggi è l’ultimo giorno, ci godiamo per l’ultima volta una colazione da re e prepariamo i bagagli. Dovremo essere in aeroporto per le 14, quindi abbiamo ancora tutta la mattinata per girovagare nella Medina e recuperare gli ultimi regali che vogliamo fare.
Come ad ogni ritorno c’è un po’ di malinconia nell’ aria, anche se ammetto non mi mancherà troppo il casino di questa città!

Restano però i ricordi indelebili della bellezza della roccia su cui abbiamo scalato e dell’accoglienza delle persone che abbiamo incontrato. Taghia è sicuramente un posto da consigliare per chi vuole scoprire un posto nuovo dove arrampicare.

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