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Un viaggio alla scoperta delle falesie della Sardegna

UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE FALESIE PIU’ BELLE DELLA SARDEGNA

ARTICOLO DI SMARANDA CHIFU

Famosa come meta per le vacanze estive, quando inizia a svuotarsi dai turisti e le temperature calano abbastanza da rendere il grip protagonista, diventa invece destinazione perfetta per gli appassionati di arrampicata. La Sardegna è nota per moltissime cose: il mirto, il porceddu, il Selvaggio Blu, le vie d’avventura, il mare a fine settembre senza la massa di turisti, il mare d’inverno, le falesie di calcare e perfino quelle di granito, quelle spittate e quelle trad. Ah sì, anche per le spiagge d’estate ma non è un argomento che ci appassiona troppo! Sembrerebbe che d’inverno abbia anche dei difetti, ma non li abbiamo trovati quindi torneremo presto a cercarli.

Noi, che ci abbiamo trascorso dieci giorni in vacanza durante il periodo di capodanno, non abbiamo solamente scalato in falesia ma in questo articolo ci concentreremo su queste ultime: le più belle falesie che abbiamo scovato nella terra dei culurgiones!

Quando ci imbarchiamo a Livorno è come scoprire “the dark side of the moon”, in Sardegna il 28 di dicembre ci vanno solo i sardi che lavorano al nord e un folto gruppo di climber che si riconosco dai furgoncini tipici di chi scala e dalle scarpe da trekking. A noi potevi pure riconoscere dallo zaino Ande Ortles 28 litri, perfetto per la notte con il passaggio ponte e dalle scarpe Ande Grafic Low. Va bene andare in Sardegna, ma non te lo vuoi portare un pezzettino di Lecco con te? Ehià!

Alla maggior parte delle persone andare in Sardegna in vacanza d’inverno risulta anacronistico, ma qui di seguito troverete un elenco delle falesie più belle dove ci siamo ghisati noi. Vi diamo i consigli, gli avvicinamenti e dove si beve il mirto dopo la falesia. La “tenenza” purtroppo vi tocca portarvela. In Ande si stanno attrezzando con il dipartimento ricerca e sviluppo per incorporarla nel nuovo zaino, vi terremo aggiornati in merito!

COSTA EST

Abbiamo fatto base a Santa Maria Navarrese, paesino sul mare, dotato di un macellaio che vi racconterà la storia di ogni salame dell’isola, da provare!

  1. Villaggio Gallico/Sistema Solare: due falesie molto vicine e anche molto simili nello stile. Ci si arriva tramite la strada che porta a Pedra Longa, la macchina la si lascia lungo la carreggiata e si imbocca la traccia che sale proprio dal bordo della strada. La falesia Villaggio Gallico è visibile già dalla strada, l’avvicinamento è breve (circa 15 minuti). Sistema Solare ne richiede altri 10 proseguendo sulla stessa traccia. I tiri sono spesso in placca, su roccia grigia, molto di movimento. L’unico svantaggio è che sono spesso molto simili tra di loro e c’è il rischio di trovarli ripetitivi a fine giornata. Il panorama dalle soste è il mare di Pedra Longa, niente male! Attenzione perché non prende quasi mai il telefono. L’attrezzatura in parete è ottima.
  2. Monte Oro: l’avvicinamento in macchina è molto simile al giorno precedente, si imbocca sempre la strada che scende a Pedra Longa ma poco prima, in corrispondenza del Rifugio Uttolo, si imbocca una strada asfaltata sulla destra. Asfaltata è una parola da contestualizzare: se siete per caso venuti in vacanza in Sardegna con un’Audi che si stacca dalla strada di appena 13 cm non è il caso di percorrerla. La strada c’è, ma non c’è chi pon mano ad essa, diceva il saggio Dante. Ah non era così? Ad ogni modo dopo 20 minuti di preghiere, la strada si interrompe in un ampio spiazzo dove parcheggiare e la falesia è raggiungibile in 5 minuti a piedi. Che dire? Monte Oro è di vecchio stampo, tra un resinato e l’altro hai tempo a sufficienza per chiederti se scalare ti piace davvero, la roccia è sul giallo, con tiri che spesso sono almeno di 30 metri. La prima sezione è spesso molto fisica, mentre gli ultimi metri, quando pensi di esserti sbracciato a sufficienza, ti presentano il conto della placca spietata per arrivare in catena! I tiri sono stupendi, completi, lunghi, con movimenti tecnici ma anche di forza, uno spettacolo.
  3. Jerzu, il Castello: l’inizio del nuovo anno ci accoglie con le nuvole di Santa Maria Navarrese ma si sa che chi scala a capodanno scala tutto l’anno, quindi non demordiamo e decidiamo di credere nell’inversione termica. Jerzu è a 800 metri di quota ma, con buona pace di Greta Thunberg, il 1 di gennaio in Sardegna c’è la stessa temperatura che c’è a Lecco il 1 di maggio quindi saliamo sopra le nuvole e abbiamo ragione a farlo. Quando usciamo dalle nuvole ci sembra incredibile! Jerzu è un posto magico, abbiamo da tempo abbandonato la civiltà, ci addentriamo in macchina fin dove possibile su una strada fangosa e poi proseguiamo con una mezz’oretta di avvicinamento. La falesia è immensa, con tiri di ogni grado e tipologia. Un modo migliore per iniziare l’anno non potevamo trovarlo. Le nuvole rimangono sotto ai nostri piedi tutto il giorno. La Sardegna è anche questo, lontano dalla ressa della Costa Smeralda, è il silenzio di un inizio d’anno nel modo migliore in cui ci piace stare al mondo. Non è solo arrampicata, è una scelta di vita, è un modo di conoscere i posti e le persone. La giornata ci rende felici e grati!

COSTA OVEST

Abbiamo fatto base a Iglesias, posto che consigliamo poiché la costa ovest è molto più rurale e fuori da Iglesias si rischia di avere davvero pochi servizi, soprattutto d’inverno.

  1. Punta Pilocca: una falesia storica e che ci fa abbassare presto le orecchie. La si raggiunge passando dal Tempio di Antas, d’inverno la strada che sappiamo salire anche dall’altra direzione risulta poco percorribile per il fango. Si lascia la macchina a bordo strada in corrispondenza di un cartello che indica la falesia. Aspettatevi tiri molto, molto tecnici. Perfino i sesti presentano inaspettate, brutte, sorprese. C’è da essere umili a Punta Pilocca. I tiri sono molto selettivi e le placche molto, molto spietate. La falesia regala tutto, emozioni, tiri bellissimi, ma poche soddisfazioni. Però che non fossimo qui per divertirci s’era già capito, per esempio dal fatto che siamo qui a gennaio!
  2. Rifondazione Strapiombista: un nome, un programma! La macchina la si lascia poco oltre la Grotta San Giovanni e da lì, in mezz’ora a piedi, si giunge alla falesia. Chiaramente se siete amanti delle placche, avete sbagliato posto. Qui il menù è chiuderle basse, trazionare, tirarsi su con tutte le forze che si hanno a disposizione. Le prese sono evidenti: smagnesate che è impossibile fare un tiro davvero a vista, il problema qui non è vederle ma tenerle! In generale i tiri sono molto lunghi e richiedono una buona resistenza, però i diversi strapiombi sono anche intervallati da buoni riposi quindi è possibile, quasi sempre, dividere i tiri in sezioni dove recuperare un po’ il fiato. Alcune soste sono nuove, altre sono da panico, valutare bene in loco che se non siete morti sui tiri vale la pena sopravvivere alle calate.

Questi i miei consigli per una settimana di arrampicata, sicuramente ce ne sono altre e sicuramente torneremo con una seconda e una terza puntata sull’isola! Ahiò!

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