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Climbing The American Dream: Indian Creek

CLIMBING THE AMERICAN DREAM – PART 3:
INDIAN CREEK

Indian Creek è un luogo incredibile, non te ne accorgi appena lo vedi e neanche dopo qualche ora che ci sei dentro e provi a riconoscere le varie forme… Te ne accorgi solo quando ti allontani, torni in un ambiente più usuale e realizzi quanto di unico hai lasciato alle spalle.

Indian Creek è una piana desertica solcata da un ruscello, in secca per la maggior parte dei mesi all’anno, puntellato qua e là da monoliti circolari di altezze non superiori ai 200 metri ma di circonferenze anche dell’ordine di chilometri. La roccia che si innalza da questa piana è sandstone (arenaria in italiano) e se ne vedono diversi colori a seconda di quali strati di questa sandstone sono visibili. Si scala su uno strato chiamato wingate, speciale rispetto agli altri per noi arrampicatori, perché molto più solido e meno polveroso dell’arenaria che abbiamo in mente.

A parole, l’idea di scalare sull’arenaria non era allettante neppure per noi, ma ci siamo fidati dei consigli delle persone e abbiamo voluto toccare con mano questa roccia. A prima pelle la finissima sabbia che copre la roccia toglie fiducia e trasmette effettivamente una sensazione di scivolamento, ma è sufficiente addomesticare quel poco la nostra sensazione per tornare a fidarci di mani e piedi e scoprire che in realtà quella sabbia è così fine e così compatta che non disturba affatto e quelle linee dritte in mezzo alla parete sono divertimento puro!

La magia di Indian Creek viene appunto dalle sue linee: questi monoliti circolari sono letteralmente tempestati da splitter cracks, fessurazioni regolari, che partono di una larghezza e continuano con precisione geometrica fino al loro termine. Si arriva così a scegliere il tiro da scalare in base alla dimensione della fessura: si vogliono incastrare le dita e giocare coi layback e i ringlock, si vogliono incastrare i pugni e trascinarsi lo stesso friend #3 per trenta metri, si vuole rilassarsi un po’ con la taglia a noi più congeniale, o fare esercizio mentale sulle famigerate offwidth. Ce n’è per tutti i gusti! Le giornate trascorrono così tra una fessura e l’altra, a caccia di misure migliori non solo della fessura ma anche di friend, che su qualsiasi tiro si scelga scarseggiano, essendo così omogenei per quaranta metri.

 

L’esperienza mistica di Indian Creek non deriva solo dalla sua arrampicata, certamente particolare e unica nel suo genere, bensì proprio dall’ambiente. La sabbia non caratterizza solo le rocce ma anche il terreno e tutto ciò che si trova lì intorno in quel momento, uomo compreso.

Quando un’auto percorre quell’unica strada che costeggia il fiume in secca si riconosce a chilometri di distanza: una nube di polvere si alza al suo passaggio ricordando un pò le scene di Star Wars ambientate nel deserto. All’interno di quella navicella spaziale si troverà sicuramente un climber con i vestiti ed i capelli pieni di sabbia alla ricerca di una falesia dove trascorrere la sua giornata.

C’è una debole, e al tempo stesso estremamente resiliente, vegetazione arbustiva pungente, dai colori quasi mimetici durante la stagione autunnale. Non vi sono case, bar o qualsivoglia struttura turistica d’appoggio. Non c’è campo telefonico nel raggio di quaranta chilometri, stazioni di servizio o fontanelle d’acqua. Quando entri ad Indian devi essere preparato ed avere con te tutto quello che ti serve per la vita nel deserto.

La mancanza di qualsiasi manufatto umano ti fa immergere nella stessa epoca in cui gli indiani dominarono su queste terre. Terra dei nativi, un popolo che prosperava libero in queste terre e che è stato obbligato a piegarsi alla supremazia dell’uomo bianco.

In questi casi le immagini parlano più di mille parole, per cui vi lasciamo sognare con i colori e le tecniche di arrampicata in fessura di Indian Creek… E provate a immaginare, come abbiamo fatto noi molte volte, di essere un gruppo di nativi americani al trotto dei loro cavalli e correre via veloci verso l’orizzonte!

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