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Ande- Questione di equilibrio

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Ultratrail 164 km: una passione chiamata corsa

ULTRATRAIL 164KM:
UNA PASSIONE CHIAMATA CORSA

ARTICOLO DI ROBERTO CRIPPA

La corsa, declinata in tutte le sue sfaccettature, è sempre stata parte di me, sin da quando ero un ragazzino, quando m’appassionavo a quelle che allora venivano semplicemente chiamate “corse podistiche”.

Erano gli anni Settanta e anche nel Lecchese era tutto un fiorire di queste sgambate aggregative tra paesi e colline. Poi la moda passò, la mia passione virò sul calcio, ma la corsa rimase una componente essenziale, soprattutto per chi come me – difensore mai domo, ma con limitate qualità tecniche – della velocità e resistenza doveva necessariamente fare le armi più efficaci. 

La corsa non mi ha mai abbandonato, al punto da diventare una componente essenziale durante il servizio militare, per un anno intero nei Bersaglieri, tra Liguria, Friuli, Veneto e ancora Friuli. “Tranquillo, un anno passa – mi assicurarono – Vedrai che nei Bersaglieri passerà di corsa”. E fu così.

Saltando diverse tappe, una decina d’anni fa tornai a correre sempre più intensamente, provando una sensazione di progressivo appagamento con l’unione di più fattori: velocità e resistenza, natura e montagna, chilometri ma soprattutto sempre più chilometri. Dunque, di nuovo le corse: dieci chilometri, quindici, le sky, i trail, fino a puntare alla “mezza” e quindi alla regina maratona, quei 42 chilometri e rotti, ma con caratteristiche per me essenziali: natura, prati, bosco, rocce e montagne. A partire dalle nostre indescrivibili vette, che fino ad allora, per oltre 40 anni, avevo solo visto ma mai davvero guardato.

Poi arrivò la prima Ultramaratona, una 50 chilometri in provincia di Bergamo, e via via una 65 in Austria, a Innsbruck, una 73 in Croazia, e di nuovo l’Austria con una 85 chilometri al Trailrun festival.

L’avrete capito. Al mix d’ingredienti se n’era aggiunto uno che sprizzava adrenalina da tutti i pori: la distanza, e il fascino del correre in libertà, sempre più lontano, inseguendo nuovi limiti.

È così che la mia strada s’è incontrata con quella di Ande. Ma solo dopo altre due tappe essenziali: la mia prima 100 chilometri in Svizzera, a Biel, dove ho scoperto che questa passione da decenni trascina intere comunità, e la LG Trail, sempre in Svizzera, una corsa che parte da Losanna e attraverso le creste dello Jura arriva a Ginevra dopo 120 chilometri e 4mila metri di dislivello positivo e altrettanti in negativo.

Appagamento, recupero, altri allenamenti, nuovi obiettivi. Poi la pandemia, e un’idea: quella di superarla mentalmente anche con un nuovo capitolo sportivo, mettendo a punto con mio figlio Julien una corsa che fosse ancora più lunga, ma che potesse coniugare le bellezze dei nostri luoghi. In sintesi: la Lecco-Bormio, un tragitto che tutti noi conosciamo, dai piedi del Resegone al cuore delle Alpi, per un totale di 154,5 chilometri tracciati in modo da poter superare gli ostacoli – e non sono pochi – frapposti dalle vie di comunicazione, inaccessibili a chi vorrebbe percorrerle solo sulle sue gambe. Basti pensare al tratto Lecco-Abbadia. 

È così che ci siamo incontrati, noi e Ande. E ci siamo tenuti compagnia per quasi trenta ore durante la Lecco-Bormio, avanzando sempre, di corsa, marciando veloce per alimentarsi, recuperando con i microsonni. Io sulle mie gambe, mio figlio affiancandomi in bicicletta e prima ancora negli allenamenti con le sue mitiche tabelle ricalcolate in cima ad ognuna delle vette targate Lecco, la nostra palestra. 

Testa, determinazione, resistenza, obiettivi e materiali. L’Ultratrail è l’unione costante di tutte queste componenti. Ed è la ricetta che mi ha guidato verso un altro progetto: quello di raggiungere e superare a 55 anni il mitico muro delle 100 Miglia, qualcosa come 161 chilometri da consumare tutti d’un fiato.

Lo abbiamo realizzato con orgoglio e tanta fatica, questo obiettivo. Con la stessa formula, aggiungendo il prezioso supporto logistico di un altro mio figlio, Olivier, quello di mia moglie Nathalie infaticabile staffetta tra una “base vita” e l’altra, col sostegno di tutto il resto della famiglia e di tanti amici.

È successo all’inizio di questo mese di ottobre in Germania, alla Taubertal100, tra Baviera e Baden-Wurttemberg, affascinante territorio a me sconosciuto, partendo prima dell’alba del sabato e arrivando la domenica mattina dopo 164 chilometri. Sì, perché mi piace anche credere che alla fine il tracciato sia parte di me, anzi è come se mi leggesse ogni volta nel pensiero. Così si allunga sempre, immancabilmente, e siccome per fare queste cose, è essenziale metterci una buona dose di pazzia, ci rido sopra, di gusto. E che ci crediate o no: anche questo fa parte del gioco.

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